La collina di S. Stefano

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Bibliografia

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La visita delle mura poligonali di Atina può avere inizio dalla Collina di S. Stefano.

Dal centro storico si percorre via S. Nicola e si prosegue per Capo di China. Risalendo da via Valle Giordana, nel versante meridionale del rilievo, sono ancora visibili alcuni tra i più imponenti tratti murari, che appaiono ben conservati e che raggiungono oltre tre metri di altezza.

Continuando in salita lungo la strada asfaltata, in corrispondenza di uno slargo, si riconoscono le tracce di un antico passaggio, interpretato come una porta “a corridoio obliquo”, caratteristica anche di altri insediamenti sannitici.
Poco più a monte, si riconosce una torre a pianta quadrata (5 m per lato = 15 piedi italici), che doveva difendere la vicina acropoli. Nell’area sono stati individuati anche alcuni settori di cava per l’estrazione dei blocchi, con i caratteristici segni lasciati dai cunei di legno, i quali, bagnati, si dilatavano e spaccavano la roccia. Proseguendo fino alla sommità della collina, si raggiungono i resti di un podio in opera poligonale (alto fino a sei filari) inglobati nelle mura del castrum medievale.

Tratti discontinui della cinta muraria sono visibili anche nell’area orientale del rilievo, verso la piana di Villa Latina.
In piazza Garibaldi, più precisamente nella stretta Bartolomucci, si conservano i resti di una posterula (ingresso pedonale), che in origine era coperta da un architrave monolitico e doveva consentire l’ingresso in città da est.

L’acropoli preromana di Atina era nel punto più alto della città (577 m slm) ed ospitava un luogo di culto in età repubblicana, del quale resta il basamento rettangolare (largo 26 m circa) costituito da due muri paralleli. Le strutture piùantiche dell’arx furono occupate da un fortilizio, forse già a partire dal VI secolo.

Il castrum di S. Stefano era organizzato in due nuclei distinti: la Rocca signorile in alto e il Borgo, nell’area settentrionale. Era un insediamento ben fortificato, tanto che l’abate Roffredo di Montecassino, entrato in possesso del castello di Atina nel 1195, non riuscì ad espugnarlo e fu costretto a scendere a patti con il castellano. Della Rocca si conservano le mura perimetrali, un torrione circolare (mastio), una cisterna e diversi ambienti.
All’interno del castrum sono documentate numerose abitazioni civili e quattro chiese: S. Stefano de Rocca, S. Maria in Monte, S. Giovanni Vecchio e l’oratorio di S. Onofrio in Castello, che fu trasferito nel nuovo palazzo costruito dai Cantelmo dopo il terremoto del 1349. Il Borgo, ubicato nell’area più a nord, subì notevoli danni con il terremoto del 1349 e dopo la Seconda guerra mondiale, per la costruzione degli impianti del tiro a segno. L’abbandono del castrum di S. Stefano iniziò presumibilmentegià alla fine del Duecento a causa di una graduale perdita della sua importanza, a favore dell’area urbana inferiore.

Il più antico acquedotto di Atina fu realizzato inetà augustea, nell’ambito di una generale sistemazione del centro urbano, con il rifacimento della rete stradale e fognaria a spese del console atinate Lucio Arrunzio.

L’acquedotto seguiva un percorso di circa 11 chilometri, dalle sorgenti in località Chiusi a Villa Latina fino al suo ingresso nel centro abitato di Atina. Parte del suo speco è riconoscibile in un sentiero che alle pendici sud-occidentali della Collina di S. Stefano si dirige verso il centro storico di Atina, all’altezza di via S. Nicola.
Si conservano il fondo e parte delle pareti dello speco, scavati nel banco roccioso; mancano le coperture e la parte superiore delle pareti, che dovevano essere in opera incerta o quasi reticolata.

La colonia diurna di Atina nacque nell’estate del 1931, quando il Podestà Luigi Marrazza decise di ripristinare la strada che dal centro abitato conduceva alla collina di S. Stefano, poiché era stata abbandonata da moltissimi anni ed era divenuta, pertanto, impraticabile. Tali lavori avrebbero facilitato l’accesso ai “bambini gracili per la cura del sole”. L’attività della Colonia Diurna “Pio XII” era rivolta soprattutto ai bambini di età compresa fra 6 e 12 anni, figli di operai, combattenti e reduci, in gran parte privi di lavoro e molto poveri. La colonia fu attiva ininterrottamente fino al 1977 con gestione comunale e poteva ospitare fino a 200 bambini.

Testo di Ilenia Carnevale

Going up from via Valle Giordana, in the southernslope of the hill, you can still see some of the most imposing wall stretches, which appear well preserved and are more than three meters high. Continuing uphill along the paved road, near a widening, you can see the traces of an ancient passage, interpreted as an “oblique corridor” door, typical of other Samnites settlements.

A short distance upstream, there is a square tower (5 m per side = 15 italic feet), which protected the nearby acropolis. In the same area, there are also many quarries for the extraction of the blocks, with the characteristic marks left by the wood wedges, which were wetted to increase their volume and split the rock.
Further towards the summit of the hill, there are the remains of a polygonal masonry basement incorporated into the Medieval walls. Discontinuous sections of the walls are also visible in the eastern area of the relief, towards the plain of Villa Latina.
In Piazza Garibaldi, more precisely in the Bartolomucci lane, there are the remains of a Posterula (pedestrian entrance), which was originally covered by a monolithic architrave and was supposed to allow entry into the city from the east.

The pre-Roman acropolis of Atina was at the highest point of the city (577 m asl) and housed a place of worship, whose rectangular base (about 26 m wide) remains, consisting of two parallel walls. The oldest structures of the arx were occupied by a medieval fortress, perhaps in the 6th century.The castrum of S. Stefano was divided in two: the Rocca on the hilltop and the Borgo, in the northern area. The settlement was so well-fortified, that the
abbot Roffredo of Montecassino, who came into possession of the castle of Atina in 1195, could not conquer it and was forced to make deals with the lord of the manor. The walls, a circular tower, a cistern and several rooms are preserved. Inside the castrum are documented several civil houses and four churches: S. Stefano de Rocca, S. Maria in Monte, S. Giovanni Vecchio and the oratory of S. Onofrio in Castello, which was transferred to the new palace built by the Cantelmo after the earthquake
of 1349.

The oldest aqueduct of Atina was realized in the Augustan age, within a general arrangement of the city center, when the road network and the sewage system were restored at the expense of the consul Lucio Arrunzio. The aqueduct followed a route of about 11 kilometres, from the sources in Chiusi, Villa Latina until its entry into the town of Atina. A preserved section of the water pipe is recognizable in the path leading from the south-western slopes of the Hill of S. Stefano to the old town of Atina, near via S. Nicola. The bottom and part of the speco walls are dug into the natural rocky bank; there aren’t
roofs and the upper part of the walls, which had to be in opus incertum or quasi reticulatum. Diurnal Helioterapic Colony “Pio XII” The day colony of Atina started its activity in the summer of 1931. The major Luigi Marrazza decided to restore the road that led from the town to the hill of S. Stefano, because it had been abandoned for many years and had become impracticable.
Such work would have facilitated the access for frail children to sun care. The activity of the Day Colony “Pius XII” was aimed mainly at the children between 6 and 12 years, sons of workers, fighters

Traduzione di Ilenia Carnevale

Pianta Interattiva

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Foto di Ilaria Affinati.

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Voce di Marianna Rondinelli, Musica Besound.com – newdawn

Il Guerriero di Atina

Mura Poligonali

Panoramica 360 gradi

Cisterna

Ricostruzione Guerrieri Sanniti

Ricostruzione Cibo Sannitico

Fiorani, D. (1996). “Tecniche costruttive murarie medievali. Il Lazio meridionale, Roma

Giammaria C., (2000), “Passaggi, strade, castelli e ricetti nel Lazio meridionale, in Tra Roma e Gerusalemme nel Medioevo, Salerno.

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Mancini A., (2012), “La storia di Atina, Raccolta di scritti vari”, Atina.

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